TERAMO – Dalla esaltazione per l’ennesimo schieramento in campo all’amarezza di un infortunio che ha chiuso il suo primo mondiale da senior. Sono mille le sensazioni che il giovane pilone teramano Marco Riccioni sta vivendo in queste ore dopo appena un quarto d’ora di gioco contro i campioni del Sudafrica, nella terza partita dell’Italrugby ai Mondiali in Giappone. Entrato in campo dopo appena due minuti dal fischio di inizio per l’infortunio di Ferrari, Marco ha sostenuto con la forza dei suoi 115 chili la mischia italiana da pilone destro e si è distinto in alcuni importanti placcaggi. Si è come al solito messo in mostra, per nulla intimorito dalla forza e dal blasone dell’avversario, come sua caratteristica di giovane ma già solido giocatore azzurro. Al 15′ l’infortunio, al quale ha concorso la consueta generosità del forte giocatore teramano: lanciatosi nel placcaggio del bestione Ezebeth, ha subìto un forte colpo al costato, che fa sospettare qualche conseguenza alle costole. La roccia del Gran Sasso ha stretto i denti, ma nonostante la stretta fasciatura, ha dovuto arrendersi e lasciare in campo, non prima di regalare una immagine che ha toccato il cuore dei tifosi biancorossi: lo stemma Teramum della sua città, tatuato sul suo tricipite, inquadrato in mondovisione mentre era a terra dolorante. Addio anticipato al mondiale per Marco (non ci sarà contro i mitici neozelandesi nell’ultima prova dell’Italia) che però, poco dopo la gara, è subito tornato sorridente, fotografato nella sede del ritiro azzurro, ‘coccolato’ dal papà Antonio.
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